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Diritti umani

Ban Ki-Moon: appello ai leader africani per il rispetto dei diritti dei gay

A un anno dall’uccisione di David Kato Kinsule, attivista ugandese del movimento LGTB, il Segretario Generale delle Nazioni Unite invita i presidenti dei Paesi africani a combattere l’omofobia

di Ilaria Liberatore

Il 26 gennaio 2011 David Kato Kinsule, insegnante e attivista ugandese di 47 anni, tra i fondatori del movimento LGTB in Uganda, veniva barbaramente assassinato. La sua colpa? Essere gay, in un Paese in cui, come nella maggior parte degli stati africani, l’omosessualità è un reato.
A un anno di distanza, Ban Ki-Moon, segretario generale delle Nazioni Unite, in occasione del 18° summit dell’Unione Africana che si è concluso ieri ad Addis Abeba, ha voluto ricordare Kinsule, portando alla ribalta la questione dei diritti degli omosessuali. In troppi Paesi e per troppo tempo i gay sono stati trattati “come cittadini di seconda classe, o perfino come criminali. Combattere queste discriminazioni è una sfida, ma non dobbiamo abbandonare le idee della Dichiarazione universale dei diritti umani”, ha dichiarato il numero uno dell’Onu, aggiungendo che “il futuro dell'Africa dipende anche dall'investimento nei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali”. La voce di Ban Ki-Moon si aggiunge al coro di richieste mosse da altri Paesi come gli Stati Uniti (Hillary Clinton in particolar modo), Francia e Gran Bretagna, che hanno addirittura minacciato di tagliare gli aiuti economici occidentali, nel caso in cui dovessero persistere le discriminazioni.


   
La situazione in Africa è, infatti, piuttosto critica. In quasi tutto il continente (con rare eccezioni, come il Sud Africa) l’omosessualità è un reato punibile con il carcere. In molti Paesi, inoltre, le discriminazioni e le violenze sono incoraggiate dai media locali e dai leader politici. Nel caso dell’Uganda di David Kato, ad esempio, la caccia agli omosessuali fu alimentata non solo da predicatori evangelici che lanciavano anatemi dalle piazze cittadine, ma soprattutto da una nota rivista scandalistica, Rolling Stone, che pubblicò le foto di 100 attivisti gay (tra cui David Koto), richiedendone l’arresto e l’impiccagione. Nel Paese, inoltre, c’è ancora una proposta di legge che prevede la pena di morte per gli omosessuali.
E in altre nazioni la situazione non è certo migliore. Becley Aigbuza, ad esempio, ventottenne nigeriano, dopo essere stato torturato e seviziato dalla polizia nel 2008, ha cercato rifugio negli Stati Uniti. Ma ora rischia di essere rispedito a casa, per aver richiesto una carta di credito con un falso nome. Lì lo aspetta la famiglia che, secondo le parole del ragazzo, ha giurato di ucciderlo “per pulire l'abominio e la vergogna che ho portato in famiglia col mio essere gay”.


In Italia il discorso di Ban Ki-Moon è stato accolto con grande entusiasmo dalla comunità LGTB, che ritiene che il problema della discriminazione degli omosessuali ci riguardi da vicino. “Anche nel nostro Paese i gay sono discriminati”, ha dichiarato Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, “Certo, a differenza dell'Africa, da noi non ci sono leggi che condannano l'omosessualità, ma il nostro Paese non attua nessuna politica attiva contro le discriminazioni”. E infatti l’Italia è molto indietro sulla questione dei diritti civili, non solo rispetto alle altre nazioni della Comunità Europea, ma anche a livello mondiale (se consideriamo, ad esempio, che negli Stati Uniti Obama è sempre stato molto attivo nel promuovere i diritti dei gay, e li ha recentemente definiti “diritti umani”). Il discorso di Ban Ki-Moon “dal punto di vista diplomatico è stato molto importante”, ha aggiunto Mancuso, “e l’Italia dovrebbe esercitare il suo ruolo nelle Nazioni Unite e in Europa, perché si tutelino le persone omosessuali in tutto il mondo”. Più incisive le parole di Paolo Patané, presidente nazionale di Arcigay: “L'Italia dov'è? A quale comunità internazionale partecipa? A quella che vuole cambiare e migliorare il mondo o a quella che vuole continuare ad assistere silenziosamente ai massacri di persone lgbt in Africa, e non solo, per non imbarazzarsi del nulla normativo nazionale?”. E Patanè si rivolge anche al governo Monti: “Esiste per noi in questo Paese un diritto all'esistenza con vere pari possibilità? Arcigay chiede che l'Italia torni grande in Europa, anche con i diritti, impegnandosi ad una svolta positiva per l'approvazione della Direttiva orizzontale in materia di parità”.

31 gennaio 2012

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Un anno fa veniva barbaramente assassinato David Kato Kinsule, uno dei padri del movimento LGTB in Uganda. Ieri, in occasione del 18° summit dell'Unione Africana, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha voluto ricordare l'attivista ugandese riportando alla ribalta il problema della discriminazione su basi sessuali, che riguarda quasi tutte le nazioni del continente africano.