Tv del dolore
Il rumore della Concordia e il silenzio dei Forconi
Tutti presi dalla Concordia. E il Movimento dei Forconi passa in secondo piano" style="text-align: left;">
di sara moretti
Si continua parlare della Costa Concordia, la nave da crociera affondata ormai più di una settimana fa davanti all’isola del Giglio. Il problema non è che se ne parli ancora, segno di rispetto nei confronti dei dispersi e dei familiari degli stessi, ma il problema è come se ne parla. Infatti con la tragedia della Costa Concordia ci troviamo, ancora una volta, di fronte a una sorta di reality, ad una battaglia per capire chi è stato il buono e chi il cattivo in questa triste storia. In una sola parola, ci troviamo nuovamente di fronte alla spettacolarizzazione della tv del dolore, così come accadde non molti mesi fa con Sarah Scazzi, Yara e Melania, tre casi di cronaca nera seguitissimi dal pubblico.
In tutti i contenitori si parla della Concordia e l’effetto è sempre lo stesso: gli ascolti sono altissimi, anche in seconda serata, dove c’è l’imbarazzo della scelta tra un Bruno Vespa ed un Alessio Vinci che cercano di accaparrarsi più superstiti possibili. Grande nota di merito, in tutta questa storia, va ad una persona che è stata definita “eroe” da molti: si tratta del comandante della Capitaneria di Porto, De Falco. Nonostante ci abbiano proposto in tutte le salse la sua telefonata con il comandante della nave Schettino, De Falco si è sottratto ai riflettori dei media, non deliziando della sua presenza nessun conduttore di questa tv del dolore.
L’Italia però, non è solo la Concordia. E quei talk show serali potrebbero (se non fosse un po' scomodo) abbracciare anche un altro argomento, di cui si parla pochissimo: si tratta della rivoluzione scoppiata in Sicilia ad opera del Movimento dei Forconi. Ma, forse perché non ci sono stati morti, questa notizia passa in secondo piano. Poco importa se in Italia c’è gente che ha ancora il coraggio di ribellarsi, che prova a bloccare con le sue forze un’intera regione arrivando a non avere più benzina e più provviste nei supermercati, come protesta nei confronti delle accise del governo Monti. Poco importa se l’Italia ha il coraggio di sognare una rivoluzione. Adesso quello che importa è sapere come Francesca Rettondini sia riuscita a salvarsi dalla tragedia che ha colpito la Costa Concordia, e come Padre Pio le sia stato d’aiuto in un momento del genere.
Per non parlare di quello che è soprannominato il "turismo dell'orrore" che è partito anche in questo caso: nello scorso weekend tantissime persone sono partite per andare a vedere da vicino la Costa
Concordia affondata, magari per farsi una foto perché "ne parlano tutte le televisioni" o perché "una cosa così non si vede quasi mai": una volta ogni cento anni, verrebbe da precisare.
Per gli italiani e per l'Italia forse è molto più importante continuare a chiacchierare, senza arrivare a nessun punto, della vita di chi era sulla Concordia quel venerdì sera, piuttosto che entrare nella vita della gente che ha aderito al Movimento dei Forconi perché crede che in un Paese migliore.
23 gennaio 2012

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