Disagi per chi viaggia il 27 gennaio
Italia in sciopero: proseguono i no alle liberalizzazioni
Si preannunciano mesi di proteste e dissensi contro le riforme del governo Monti" style="text-align: left;">
di Nicoletta Renzetti
Se si tiene conto del programma previsto per le prossime settimane ci si accorge che gli scioperi e le proteste, che ruotano attorno al governo tecnico e alle sue scelte, non sono che un accenno incalzante al dissenso di massa che continua a prospettarsi lungo lo Stivale. Si fermano a date alterne i lavoratori e non vogliono sentire ragioni: la liberalizzazione non s’ha da fare. Forconi in mano dunque, indignazione autorevole, così l’Italia che non accondiscende alle riforme prende le misure di sicurezza.
Per non rimanere indietro e non rischiare di perdere la credibilità acquisita, parte in testa lo sciopero dei taxi, che proclama lo stop odierno dalle 8,00 alle ore 20 di questa sera, da nord a sud , con l’intento di ricevere ascolto dal governo sulla questione licenze part-time. Capitanata dal forcone, la categoria dei Tir rincara la dose annunciando lo stop da oggi per 5 giorni, sino al 27 gennaio, a seguito delle numerose proteste avvenute nei giorni scorsi tra Sicilia e Campania contro i rincari del gasolio e dei pedaggi autostradali. E il prossimo venerdì ci sarà il cambio del testimone con lo sciopero di ferrovie e sindacati, dalle ore 21. I primi vogliono combattere quello che ritengono un ‘attacco al lavoro con la cancellazione dell’obbligo di applicare un contratto di settore. E dal prossimo mese, a seguire in fila indiana, farmacie, avvocati e il lungo sciopero di 10 giorni previsto dai benzinai. A proclamare la chiusura dei punti vendita è la Federfarma, qualora il governo non tornasse sulla questione dell’aumento di nuovi esercizi fino ad un massimo di 7.000 unità. 23 e 24 febbraio saranno le giornate degli avvocati, che potrebbero prolungare il dissenso anche nei primi giorni di marzo. In attesa del testo definitivo del decreto, il fronte dei benzinai sembra impensierire l’Italia intera, dichiarandosi pronto ad ostacolare quell’incomprensibile volontà del governo nel voler concedere tanta grazia alle compagnie petrolifere.

Ma nel mezzo della bufera, il governo tecnico prosegue per la sua rotta, sembra sordo alle innumerevoli rivolte, e sulla questione il Primo Ministro non allude a ripensamenti: “Per anni è stato coltivato l’interesse delle singole categorie – dice – ma ha dato vita a gabbie senza visione generale”.
23 gennaio 2012

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