Univerisità made in Italy
'Studenti italiani siete degli sfigati!' (e se lo dice Martone...)
Il viceministro, pronunciatosi sui laureandi del bel paese, scatena la protesta" style="text-align: left;">
di Alessia Cornali
Studenti italiani, attenzione! Ci risiamo. Anche questa volta, l'Italia ci tiene a farsi riconoscere. Viviamo in un Paese che ogni giorno ci dimostra la sua estraneità e presunzione. Sosteniamo un governo, che quando non è in grado di far funzionare l'ovvio, scarica il barile sulla popolazione. Il futuro appare incerto e lontano, a causa di una crisi che sta mettendo in ginocchio l'intera comunità, e ci troviamo catapultati al centro di un tornado di polemiche sulla nostra inefficienza. Sembra una barzelletta, e invece no, perchè in questo Paese, dove i politici giocano a tirare il sasso e nascondere la mano, tutto è davvero possibile: così gli studenti italiani, rei di essere gli ultimi "inarrestabili guerrieri" a combattere ancora per per il loro futuro, si trovano denigrati dal viceministro del lavoro Michael Martone che in una discussa intervista li ha definiti "sfigati". Dopo bamboccioni, arriva dunque un nuovo epiteto. Non per tutti però, solo per quelli che a 28 anni ancora non hanno conseguito un titolo. Piccato dall'intera comunità, Martone ha poi corretto il tiro specificando che il suo attacco era rivolto a «tutti quegli studenti che, pur vivendo a casa con i genitori e non avendo avuto particolari problemi, si laureano “comodamente” dopo i 28 anni. Dieci anni per una laurea quinquennale sono troppi». Naturalmente non intendeva prendersela con tutti quei ragazzi che lavorano per pagarsi gli studi, ma solo con gli altri, quelli che l’università gliela pagano i genitori e che intanto si divertono. Ogni sua giustificazione, tuttavia, è stata inutile: la rete e le associazioni studentesche l’avevano già condotto al patibolo. E come biasimarli?
Da Ascoli è arrivata puntuale la nota stampa dell’IdV Piceno, rappresentato da Alessandro Marini. «In un Paese in cui un giovane su cinque non lavora, in cui i cosiddetti Neet (letteralmente “Not in Education, Employment or Training”, l’acronimo indica i giovani che non studiano e non lavorano) tra i 15 e i 29 anni sono più di due milioni e in cui solo il 74% delle borse di studio vengono erogate, soprattutto grazie allo sforzo delle Regioni, simili affermazioni stonano e preoccupano». «Sicuramente vi sono dei ritardi rispetto alla media europea per quanto riguarda l’età del conseguimento della laurea, ma questo non giustifica simili esternazioni. – prosegue Marini – soprattutto perché i tempi post lauream per trovare un impiego retribuito, e non uno stage gratuito, in Italia sono lunghi e spesso infruttuosi. Il viceministro si impegni ad attivare politiche per il lavoro, per far ripartire la crescita, per combattere la disoccupazione, in primis giovanile. Faccia ciò per cui è stato “chiamato”». «Passano gli anni, i governi si susseguono, mutano i volti – conclude Marini – ma non sembra cambiare un brutto vizietto che torna puntualmente: quello di scaricare sui giovani, ignorati e bistrattati, mali di cui altri hanno la pesante responsabilità» (Ben detto Marini!).
Nessuno scampo per Martone, che viene definitivamente bocciato in comunicazione. Non è forse abbastanza grave per un ministro?
26 gennaio 2012

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