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Al di là della politica della monotonia

Monti litiga con il posto fisso

Politicamente scorretto

di chiara corazziari

 Infelice. Infelice l’uscita del premier a Matrix. Ancora più infelice se del discorso che Monti ha fatto si riporta solo mezza frase decontestualizzata.Che cosa ha detto effettivamente Monti?                                                              Ha detto che i giovani devono essere pronti ad accettare la realtà, il posto fisso non è certamente il contratto tipico per chi cerca di entrare nel mercato del lavoro. Da qui la prima parte del discorso di Monti “i giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso tutta la vita”. Ergo segue la frase incriminata: “del resto diciamolo che monotonia un posto fisso per tutta la vita”, una battuta molto poco politicamente corretta, che è stata sbandierata in modo altrettanto poco politicamente corretto sulla stampa e l’informazione in generale.

Ha visto giusto Bersani quando, in maniera un po’ impicciata e imbarazzata, ha cercato

 didifendere e giustificare il presidente del consiglio: “il pensiero di Monti, che conosco, è un po' più articolato di quella battuta”. Ed è lo stesso Monti a dimostrarlo perché a Matrix il premier ha aggiunto: “e’ più bello cambiare, avere delle sfide, purchè siano in condizioni accettabili. E questo vuol dire che bisogna tutelare un po’ meno chi oggi è ipertutelato tutelare un po’ di più chi oggi è quasi schiavo del mercato del lavoro o proprio non riesce a entrarci.”. Questa era la conclusione e la spiegazione della frase precedente troppo spesso dimenticata da chi ha riportato il passo falso di Monti.             La chiacchierata di Monti non può essere davvero fraintesa come l’elogio della precarietà e la condanna del posto fisso. È un discorso organico, logico da cui A segue B. La constatazione che l’entrata nel mondo del lavoro, oltre a essere assai faticosa è spesso accompagnata da contratti a tempo determinati, è il punto di partenza. La conseguenza è pensare una riforma che renda flessibile un mercato rigido e paralizzato, che rende precario il lavoro. È questo che afferma Monti : “Nella riforma sulla quale il ministro del lavoro Fornero e tutto il governo è adesso impegnato, nella riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali, la finalità principale è quella di ridurre la terribile apartheid, chiamiamo le cose con il proprio nome, che esiste nel mercato del lavoro, tra chi, per caso o per età, è già dentro e chi, giovane, fa una gran fatica a entrare o, se entra, entra in condizione precaria. Noi vogliamo ridurre il divario tra questi due tipi di tutela.”

 Nel discorso di Monti c’è molto di più di una semplice battuta. C’è un’idea condivisibile o meno. C’è una riforma che l’Italia non ha mai potuto o voluto affrontare, quella sul lavoro. Monti spara a zero non tanto sul posto fisso, il declino del quale non dipende certo da questo governo, ma sulle normative che tutelano o ipertutelano solo una parte dei lavoratori, abbandonando o dimenticando a se stessi tutta un’altra fascia di lavoratori, o come li chiama monti schiavi. C’è una volontà politica (una roba che in Italia non si sapeva più cosa volesse dire), indipendente dai calcoli di partito e dalle elezioni, che crede sia arrivato il momento di fare qualcosa per la disoccupazione giovanile; per quanto impopolare possa sembrare la manovra.                                                                                                               Tutto ciò non toglie che Monti nell’esprimere il suo pensiero avrebbe potuto formulare diversamente una frase infelice, infelicemente riportata e commentata, senza che il contenuto del suo discorso ne fosse intaccato.

3 febbraio 2012

 

 

 

 

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Che monotonia!Quella vera nel leggere come i media disinformano il pubblico riportando parole fuori dal proprio contesto; o si appoggiano sulle dichiarazioni (pro e contro) di quegli stessi politici che di lavoro cercano sempre di non parlare. Il lavoro è un tabù che nessun governo può affrontare, figuriamoci riformare!