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:: Politica
Fabbrica Italia è il nome scelto da Marchionne per il nuovo progetto industriale della Fiat
Capitale batte lavoratori 3 a 0
La crisi del capitalismo mondiale viene ammortizzata interamente dalle imprese attraverso tagli al costo del lavoro e ai diritti dei lavoratori, che si ritenevano ormai acquisiti dopo decenni di lotte" style="text-align: left;">
di Domenico Camodeca
L’intervento di Sergio Marchionne al meeting di Rimini di Comunione e Liberazione ha rappresentato, per chi non se ne fosse accorto, una svolta epocale nei rapporti tra Capitale e Lavoro nel nostro Paese. L’ad dei due mondi si è potuto permettere di mollare una pietra tombale su decenni di lotte sindacali nello spazio di un battito di ciglia. Fino a poco tempo fa, infatti, un imprenditore che avesse parlato seriamente di “necessità della fine del contrasto tra impresa e forza lavoro” e di “fine della lotta di classe”, sarebbe stato, nel migliore dei casi, preso per matto e sottoposto a TSO (trattamento sanitario obbligatorio). Oggi invece, anno di grazia 2010, complice l’atomizzazione delle organizzazioni sindacali –ridotte sempre più a consorterie di interessi di pochi e non più organismi creati dai lavoratori e per i lavoratori-, il capitalismo globalizzato può mostrare impunemente il suo volto più feroce senza tema di scontrarsi con un’opposizione degna di tale nome, quindi di classe.In pratica Marchionne, spalleggiato con arroganza da Confindustria e dalla sua presidente Emma Marcegaglia (una persona che ha la faccia tosta di dire che i diritti dei lavoratori non possono configgere con quelli “sacrosanti” dei buoni imprenditori), si rivolge a milioni di uomini cercando di convincerli di quanto sia giusto rinunciare alle proprie necessità vitali (pause sul lavoro, stipendi decenti, bonus familiari, welfare state), in nome e in gloria della produttività italiana, altrimenti destinata ad andare a puttane a causa della spietata concorrenza dei mercati esteri. Un castello di bugie tenuto in piedi anche dalla dolosa partecipazione del circo mediatico e dei suoi degni protettori, i cosiddetti rappresentanti del popolo, rinchiusi nei Palazzi del Potere. La menzogna di Marchionne si fonda tutta sul concetto di concorrenza che obbligherebbe ad adeguare i salari al ribasso, al livello dei Paesi in via di sviluppo come India e Cina.
Questa miope visione d’insieme, non tiene (volutamente?) conto di come sia umanamente
impossibile per l’Uomo rinunciare a priori al miglioramento delle proprie condizioni di vita. Forse l’aspirazione di Marchionne e dei suoi degni compari sarebbe quella di sostituire le braccia di carne e ossa con dei robot, o degli automi, incapaci di pensare e di ribellarsi all’ingiustizia, ma questa sarebbe un'altra storia. Fintanto che, però, la Fiat si dovrà affidare giocoforza allo sfruttamento umano,occorre ci sia sempre qualcuno che tenga desta l’opinione pubblica, contribuendo a smascherare il grande bluff dell'oligarchia capitalista.
impossibile per l’Uomo rinunciare a priori al miglioramento delle proprie condizioni di vita. Forse l’aspirazione di Marchionne e dei suoi degni compari sarebbe quella di sostituire le braccia di carne e ossa con dei robot, o degli automi, incapaci di pensare e di ribellarsi all’ingiustizia, ma questa sarebbe un'altra storia. Fintanto che, però, la Fiat si dovrà affidare giocoforza allo sfruttamento umano,occorre ci sia sempre qualcuno che tenga desta l’opinione pubblica, contribuendo a smascherare il grande bluff dell'oligarchia capitalista. 30 agosto 2010

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