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Il leader della Cgil, Susanna Camusso, ha invitato il governo a ritirare quanto previsto nella bozza sulle liberalizzazioni, circa le modifiche all'articolo 18 dello statuto dei lavoratori

Giù le mani dall'articolo 18

Diritti dei lavoratori

di Andrea Fiorilli

Mentre l'infuocato dibattito sulle liberalizzazioni pare non essere ancora giunto a un punto di svolta, nei giorni scorsi si è tornati a parlare di eventuali modifiche all'articolo 18. Nonostante le rassicurazioni di Monti, la polemica sullo Statuto dei Lavoratori tiene ancora banco. A questo proposito infatti il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ai "Dialoghi asolani", ha detto: ''Non ci sono totem. Non avrei esitazione a toccare l'articolo 18'', osservando che il problema vero ''oggi e' quello di disboscare la selva di contratti arrivando ad un contratto unico''. Controbatte Massimo D'Alema, che afferma: ''Non difendo totem, ma faccio politica. Dopo una riforma delle pensioni pesante come quella appena varata, sarebbe saggio in questo momento per il governo evitare lo scontro frontale con i sindacati sull'articolo 18''.

 
L'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori afferma che il licenziamento è valido se avviene per giusta causa o giustificato motivo. Il lavoratore può presentare ricorso d'urgenza e ottenere la sospensione del provvedimento del datore fino alla conclusione del procedimento, della durata media di 3 anni.
Il giudice, in assenza dei presupposti di "Giusta causa" o "Giustificato motivo" può dichiarare l'illegittimità dell'atto di licenziamento e ordinare la reintegrazione del ricorrente nel posto di lavoro. In alternativa, il dipendente può accettare un'indennità pari a 15 mensilità dell'ultimo stipendio, o un'indennità crescente con l'anzianità di servizio.
Nelle aziende che hanno fino a 15 dipendenti, se il giudice dichiara illegittimo il licenziamento, il datore può scegliere se riassumere il dipendente o pagargli un risarcimento. Può quindi rifiutare l'ordine di riassunzione, conseguente alla nullità del licenziamento.
La differenza fra riassunzione e reintegrazione è che, nel primo caso, il dipendente perde l'anzianità di servizio e i diritti acquisiti col precedente contratto (tutela obbligatoria).
 
Il leader della Cgil, Susanna Camusso, ha dunque invitato il governo a ritirare quanto previsto nella bozza sulle liberalizzazione circa la disapplicazione dell'articolo 18 per le piccole aziende che decidono di fondersi, raggiungendo fino a 50 dipendenti. Minacciando, in caso di mancata cancellazione, di far fallire la trattativa: "Suggeriamo sentitamente che quella bozza non sia confermata per non fare fallire la trattativa prima che sia cominciata - ha detto la Camusso nel corso della conferenza stampa congiunta di Cgil, Cisl e Uil - Noi consideriamo il contratto a tempo indeterminato come l'unico contratto: poi ci possono essere forme di incentivazione per i giovani, attraverso l'apprendistato, o per gli over 50. Ma tutte le altre forme devono essere rese meno vantaggiose e più onerose per le aziende". C'è solo da sperare che qualcuno ascolti. Onde evitare di imbattersi di nuovo nei fantasmi del vero totem, questo sì davvero spaventoso: cambiare tutto, per non cambiare niente.
 
16 gennaio 2012
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Mentre l'infuocato dibattito sulle liberalizzazioni pare non essere ancora giunto a un punto di svolta, nei giorni scorsi si è tornati a parlare di eventuali modifiche all'articolo 18. A questo proposito il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ai "Dialoghi asolani", ha detto: ''Non ci sono totem. Non avrei esitazione a toccare l'articolo 18'', osservando che il problema vero ''oggi e' quello di disboscare la selva di contratti arrivando ad un contratto unico''.