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La piccola rivoluzione del governo Monti

Liberalizzazioni: È il pensiero che conta

Interessi e compromessi

di chiara corazziari

 E’ triste constatare che solo un governo tecnico possa parlare senza vergogna di liberalizzazioni. E’ triste pensare che solo un governo non eletto possa sfidare qualche interesse. Ed e’ triste vedere che giorno dopo giorno la legge sulle liberalizzazioni viene snaturata e compressa dalle forti pressioni di lobby e esigenze di questa o quella categoria.

 Detto ciò, tanto di capello a Monti. Di certo si parla di una liberalizzazione con molti paletti  che ancora una volta non rivoluziona il sistema italiano, ma qualche passo in più ora il governo lo sta facendo.                                                                                                              L’Italia è fondata sul lavoro, recita una costituzione tanto osannata quanto dileggiata nella pratica. Per il momento il lavoro in Italia appare ancora l’ostaggio di mafia, lobby, ordini, elite e trust; però magari questa prima ondata, o meglio ondina di liberalizzazioni potrebbe cominciare a incrinare la potente diga degli interessi particolari e sfociare in una ristrutturazione del mercato di cui l’Italia ha decisamente bisogno.                                         In aula oggi ci saranno gli ultimi ritocchi, speriamo pochi, alle liberalizzazioni che coinvolgono i professionisti, i taxi, le farmacie, l’energia, le assicurazioni automobilistiche, le banche. Ma, tra un compromesso e l’altro, le proteste dei tassisti nelle maggiori città italiane e la Sicilia bloccata, è impossibile prevedere quale sarà la versione finale di questa riforma, e soprattutto delle sue applicazioni.

Una riforma che ha comunque l’odore di piccola rivoluzione. Parole come concorrenza e liberalizzazione sono sempre state maltrattate dai governi che, troppo preoccupati per toccare interessi di questa o quella casta, hanno evitato il tema. A questo servono i governi tecnici, a fare ciò che altri governi non vogliono e non possono fare. Questa mini rivoluzione dall’alto significa che l’Italia della mafia, del nepotismo, bloccata tra licenze e ordini, conoscerà qualcosa di nuovo. Liberalizzazione non vuol dire costi minori, non vuol dire che il consumatore avrà vantaggi esorbitanti, ma forse comincerà a poter scegliere. Non saranno abbattuti i privilegi delle varie categorie, ma almeno tali categorie sono state identificate e dovranno operare con un pizzico in più di trasparenza. Non è la fine del trust, ma il primo passo verso la concorrenza. Il decreto del governo non è il tocca-sana o la panacea per i problemi del mercato del lavoro, ma liberalizzare dovrebbe potenzialmente facilitare l’ingresso nel mercato del lavoro, rendere più semplice l’apertura di attività, attirare capitali stranieri e investimenti.

In un sistema funzionante liberalizzare vuol dire premiare l’efficienza, dare spazio all’iniziativa, promuovere la produzione, la crescita, quella crescita che l’Italia sembra aver dimenticato tra una crisi (tanto politica quanto economica) e l’altra. Rimane quindi un dubbio : l’Italia è un sistema sufficientemente funzionante per liberalizzare? In caso contrario oltre a liberalizzare bisognerà che il governo garantisca nella pratica che la liberalizzazione non sia semplicemente una cartina torna-sole, uno specchietto per le allodole. Oggi quello che conta è aver pensato di poter liberalizzare il sistema-Italia; domani bisognerà metterlo in pratica.

20 gennaio 2012

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Liberalizzazione: finalmente non è più un taboo della politica; o almeno non lo è per un governo tecnico. Nonostante i vari e pesanti compromessi a cui si è dovuto abbassare il governo, rimane il fatto che l'Italia sarà un po' meno arretrata dopo la riforma. Le corporazioni che sanno di Medioevo sono ancora lì, ma forse l'Italia intravede la strada per superare il feudalesimo...