Protesta e tensioni a Roma contro il nuovo Piano casa
" style="text-align: left;">di Salvatore Zuccarello
Nei giorni passati si sono verificate occupazioni e proteste, a Roma: il consigliere Alzetta , in piena seduta consiliare, è addirittura balzato sulla base della statua di Marco Aurelio, unendosi ai manifestanti simbolicamente incatenati in piazza del Campidoglio. Il nuovo Piano casa, calato dall'alto degli uffici regionali, non piace a molti cittadini e la tensione sul tema, negli ultimi mesi, è visibilmente aumentata. Le motivazioni risiedono nell'insoddisfazione di una parte della popolazione - soprattutto di quella che risiede in aree già disagiate per deficit dei servizi sanitari, sociali e scolastici – rispetto alle indicazioni che da adesso guideranno la politica edilizia romana.
La questione forte sollevata dai manifestanti (che incontreranno Alemanno nei prossimi giorni) è che il Piano casa 2012 pare sigillare la distanza che negli ultimi anni ha contraddistinto la normativa del settore rispetto alle reali esigenze della popolazione. L'analisi di queste ultime getta luce anche sulle conseguenze più drammatiche del provvedimento, che si sono manifestate la mattina del 30 dicembre, quando gli attivisti di Action hanno simbolicamente occupato un'ala dismessa dell'ospedale romano Forlanini. Action chiedeva un passo indietro sulla parte del Piano casa che prevede la possibilità di destinare ad uso residenziale zone che sono attualmente sottoposte ad altri vincoli, quali quelli di varia tipologia produttivi o artigianali.
Tradotto in una definizione più pratica, solo questa parte del Piano casa ammette che una fabbrica, un ufficio o una struttura ospedaliera in disuso, ma magari strutturalmente valida, possa venire venduta ad un privato, per farne appartamenti e, ovviamente, rivenderli secondo le regole di mercato. Ragionamento da applicare anche alle strutture pubbliche? Nella zona dell'ospedale Forlanini, pieno quartiere Monteverde, il mattone vale molto più oro di quanto pesi, per intendersi. I contestatari non ritengono sufficiente nemmeno la parte del Piano che destina il 30% della superficie lorda assegnabile all'edilizia popolare gestita in locazione con canoni calmierati, soprattutto se la presenza massiccia dell'elemento privato continuerà a non garantire iniziative pubbliche più forti a tutela delle fasce più a rischio.
31 gernnaio 2012
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