Riflessioni sull'edizione spagnola del Rototom Sunsplash
Rototom Sunsplash: notizie dall’esilio
Terminata la prima edizione spagnola del Rototom Sunsplash" style="text-align: left;">
di Chiara Maurizi
C’era una volta in Italia il Rototom Sunsplash, un festival interamente dedicato alla musica reggae che anno dopo anno è cresciuto fino a diventare il più grande appuntamento europeo per gli amanti di questo genere. Il Rototom è nato in una discoteca in provincia di Pordenone, che già all’inizio degli anni Novanta ospitava autorevoli esponenti del genere. Una ‘piccola’ organizzazione che nel tempo è cresciuta e si è spostata più volte per accogliere un pubblico diventato sempre più numeroso. La consacrazione della manifestazione a festival internazionale è dipesa in parte anche dall’organizzazione dell’Italian Reggae Award grazie al quale un gruppo italiano scelto da Mr. Rae Barret, direttore del Sunsplash, ebbe per la prima volta l’occasione di esibirsi in Giamaica.
Nel 2000 il Rototom ha traslocato nuovamente ed ha scelto di stabilirsi ad Osoppo in provincia di Udine dove è rimasto fino al 2009, anno dell’ultima edizione italiana. Complice della bella atmosfera clima che ha caratterizzato il Festival negli ultimi anni, è stata senza dubbio la suggestiva cornice naturale del Parco di Rivellino che ha offerto uno scenario meraviglioso: una grande vallata abbracciata da montagne e arricchita dal piccolo fiume che per nove edizioni ha rinfrescato il popolo reggae d’Europa. Alla musica sono state unite iniziative di diverso ordine: dibattiti, workshop, lezioni e corsi di vario genere, laboratori per bambini, ecc. A differenza delle favole però, il Sunsplash italiano non ha avuto un lieto fine. Dopo i problemi sorti con le forze dell’ordine nel 2009, nonché il fascicolo aperto dalla magistratura, gli organizzatori sono stati costretti a spostare il Rototom fuori dei confini nazionali. Il Festival, infatti, violerebbe l’articolo 79 della legge Fini-Giovanardi sull’uso delle droghe che recita: "Chi adibisce o consente che sia adibito un locale pubblico o un circolo privato di qualsiasi specie a luogo di convegno di persone che ivi si danno all'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope è punito, per questo solo fatto, con la reclusione da tre a dieci anni e con la multa da euro 3.000 ad euro 10.000" (www.repubblica .it, 08/07/2010).
Così la diciassettesima edizione (2010) del Rototom si è tenuta in Spagna dove rimarrà per almeno altri quattro anni. A nulla è servita la campagna ‘Non processate Bob Marley’ attraverso la quale hanno espresso la loro solidarietà politici, artisti di ogni genere e naturalmente lo stesso popolo di Osoppo e non solo quello reggae. Anche il sindaco della piccola cittadina, sconosciuta prima del Festival, si è pronunciato a favore del Rototom che per anni ha costituito un’ingente fonte di introiti. L’Italia ha perso un’importante manifestazione a causa dell’intolleranza dei suoi politici che credono di poter combattere l’uso delle droghe attraverso il proibizionismo mentre in tv vengono smascherati parlamentari che fanno uso di cocaina. Durante la sua esibizione, Alborosie, famoso cantante reggae italiano, ha sottolineato che il popolo del Rototom è stato ‘rallentato ma non fermato’ dalle autorità italiane e per questo deve ringraziare la vicina Spagna che lo ha accolto con più tolleranza, benché non siano mancate numerose perquisizioni! Nulla da negare, dunque, ma se è vero che Benicàssim abbia offerto uno spazio molto più ampio è altrettanto vero che il Festival abbia decisamente perso la sua vecchia magia: l'aspetto commerciale ha vinto sul clima di tolleranza e armoniosa convivenza.
30 agosto 2010

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