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Il leader libico a Roma

Berlusconi-Gheddafi, patto di sangue

Il colonnello giunge nella Capitale per celebrare l’anniversario della firma del trattato di amicizia con l'Italia, tra richieste stravaganti e polemiche per la sfarzosa ospitalità rivolta da un paese democratico a un dittatore.

di Andrea Fiorilli

200 ragazze reclutate dall’agenzia Hostessweb attendono l’arrivo del colonnello Gheddafi previsto all’ aeroporto di Ciampino alle ore 13 di domenica 29 agosto; il dittatore, che atterra in Italia indossando occhiali da sole scuri e tradizionale abito libico, scortato da due amazzoni in divisa, viene accolto dal picchetto d’onore, dal ministro degli esteri Frattini e dall’ambasciatore libico Hafed Gaddur ed è immortalato mentre sorridente manda saluti all’intero comitato d’accoglienza. 24 ore di incontri privati con gli alti vertici della finanza italiano lo attendono, nonché momenti di svago, passeggiate in centro, cene e spettacoli con ospiti illustri nella inseparabile tenda beduina, fino alle celebrazioni organizzate alla presenza del presidente del Consiglio nella caserma Salvo D’Acquisto previste per la serata di lunedì.
 

Date le premesse dunque, quella tra Berlusconi e Gheddafi pare proprio essere un’accoppiata vincente; entrambi leader politici, più che indiscussi, indiscutibili, ma anche personaggi avvezzi a stravaganze e comportamenti circensi, amanti del lusso e delle donne giovani, e soprattutto, uomini d’affari potentissimi e influenti, l’uno dittatore, l’altro aspirante.
Risale al 2008 il Trattato di amicizia bilaterale con il quale la Libia ha ufficialmente perdonato l’Italia per le ferite inflittegli durante il periodo colonialista. Ma a caro, carissimo prezzo: 5 miliardi in venti anni è stata la quantificazione del dolore per i danni subiti.
In questi due anni intanto Gheddafi è diventato il primo azionista di Unicredit, (con una quota attorno al 7%) che gli ha permesso di entrare nella “stanza dei bottoni” di Telecom, Rcs e Generali, nonché possessore del 7,5% delle azioni della Juventus.
 

Dal canto suo l’Italia ha ottenuto dall’accordo la garanzia di maggiori controlli e il blocco dei flussi di clandestini che dalle coste libiche raggiungerebbero quelle della Sicilia, impegno che tuttavia si è materializzato attraverso una orribile pratica: recenti inchieste hanno dimostrato che quelle masse di disperati sarebbero arrestate e condotte per chilometri dalle forze dell’ordine libiche all’interno del rovente deserto per poi essere abbandonate al proprio destino di una morte atroce fatta di stenti.
Il Belpaese distoglie lo sguardo e accoglie il raissanguinario; canti, balli, spettacoli e decine di ragazze allieteranno la permanenza del colonnello Gheddafi in compagnia del premier, nella speranza che il gradevole soggiorno possa sollecitarlo a tener fede agli impegni presi. Del resto un alleato così potente può sempre tornare utile. Poco importa che si tratti di un criminale efferato.

30 agosto 2010

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Gheddafi a Roma. Il colonnello libico giunge in Italia per celebrare l’anniversario della firma del trattato di amicizia tra i due paesi, tra richieste stravaganti e polemiche per la sfarzosa ospitalità rivolta da un paese democratico a un dittatore.