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L'indebitamento inglese tocca livelli mai raggiunti dalla Seconda Guerra Mondiale

La Gran Bretagna che affonda

Scandali, rivolte e crisi economica alla corte inglese

di Michela Insenga

E' ufficiale: la Gran Bretagna sta attraversando una crisi politica, sociale ed economica di dimensioni storiche. La crisi dell'economia inglese, lenta ma insidiosa, è stata a lungo sottovalutata dai media, all'ombra dalla primavera araba prima, dal default greco poi, e infine della crisi dell'eurozona, con il taglio del rating a Italia e Spagna . Ma la crisi inglese merita un po' più d'attenzione e un'analisi più accurata. Dopo il fallimento della politica di austerità di George Osborn, Ministro delle finanze britannico, la Gran Bretagna si ritrova con un extra di 158 milioni di sterline di deficit, dovuto proprio alla politica di tagli e austerità che stanno letteralmente strozzano la crescita economica.

 L'indebitamento inglese è a livelli mai raggiunto dai tempi della Seconda Guerra Mondiale ad oggi. Inoltre, dopo gli scandali che hanno recentemente coinvolto il partito dei tories e, prima di ogni altro, il Primo Ministro Cameron, anche il nuovo leader del Labour Party, Ed "Balls" Miliband, non se la sta passando affatto bene. La sua retorica non convince molti membri del suo stesso partito, nostalgici ancora affetti dalla "Blairite", o altri che ancora non gli perdonano di aver "soffiato il posto" al fratello, David. L'industria inglese è a pezzi, la società sempre più violenta. Quello che per oltre un secolo è stato l'"officina del mondo" e il carro trainante d'Europa è un paese sull'orlo dello sbando. A risentirne come sempre, sono principalmete giovani e giovanissimi. I tagli al welfare e alla spesa pubblica, un vistoso aumento della disoccupazione e delle tasse universitarie si accompagnano ad un diffuso malcontento, che è come una miccia pronta ad esplodere.  

Dopo i recenti scontri di agosto scorso, trasformatisi da guerra tra bande a una rivolta di stampo politico, dopo lo scandalo del Ministro della difesa Fox e le spese gonfiate, dopo le scorribande dei phone-hackers e il pronto ritiro dal mercato di News of the World, dopo il "Tabloid-gate" che ha visto coinvolti in un giro di denaro sporco il magnate dell'editoria Murdock, il Primo Ministro e alcuni dei suoi scagnozzi di fiducia, dopo che il partito al governo si è letteralmente spaccato in due sulla proposta di un referendum per trainare la Gran Bretagna fuori dall'UE, cosa altro serve ancora al governo britannico per dichiarare lo stato d'emergenza dell'economia e prendere provvedimenti di una certa rilevanza? Nel giorno più violento delle rivolte della scorsa estate, la borsa di Londra è crollata ai minimi dell'anno. La disoccupazione tocca massimi storici, con un tasso vicino al 20%, il più alto degli ultimi 17 anni. Nei corridoi di Westminster si è parlato di "primavera inglese". E Cameron è stato "sbeffeggitato" da un sonoro insulto del Presidente francese Sarkozy (che, durante un meeting europeo gli ingiunse di "starsi zitto"). Una tempesta perfetta, quella che si sta abbattendo sulla Gran Bretagna. Vedremo se il suo Capitano sarà in grado di riportare il vento in poppa. O forse anche lui, come il noto Capitano della Concordia, abbandonerà la nave prima che affondi? 

 

19 gennaio 2012 

Dalla nostra corrispondente a Londra

 

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Mentre la Gran Bretagna sembra andare sempre più a picco, con una disoccupazione ai massimi storici e una crisi sociale, politica ed economica sempre più profonda, il Labour Party viene attaccato dai vecchi nostalgici con la "Blairite". Cosa sta aspettando il governo a dichiarare lo stato d'emergenza di una economia sempre più malconcia?