Sapere è potere, la lettura rende più forti
12 dicembre e Il malore attivo dell’anarchico Pinelli di nuovo in libreria
Una macchia che ancora tinge la storia nazionale, per non dimenticare, per non ripetere" style="text-align: left;">
di Riccardo Melito
Grazie alla NdA press è disponibile in libreria una nuova edizione del lavoro a cura di Adriano Sofri, Il malore attivo dell’anarchico Pinelli, pubblicato nel 1996 da Sellerio.
Questa interessante e rigorosa controinchiesta è impreziosita da un dvd che raccoglie il “film perduto” di Pierpaolo Pasolini e Giovanni Bonfanti, militante di Lotta continua, intitolato 12 dicembre e dedicato all’omicidio del ferroviere milanese. Nel dvd sono presenti anche 50 minuti assolutamente inediti di filmati di cinema militante degli anni ’70, realizzati proprio dalla formazione extraparlamentare. Sarebbe però riduttivo dire che il film si occupi esclusivamente di Pinelli e della strage di Piazza Fontana. I quaranta minuti della pellicola risentono fortemente, come da ammissione dello stesso Goffredo Fofi che collaborato alla sua realizzazione, dell’influenza pasoliniana, quello che viene rappresentato è quindi più uno spaccato dell’Italia di quegli anni che una vera e propria opera sulla strage più infame e sull’omicidio più oscuro della penisola. Viene alla mente l’altra opera d’interviste di Pasolini: Comizi d’amore. 12 dicembre è un viaggio lungo tutta la nazione da Torino a Reggio Calabria. Emblematiche dell’influenza pasoliniana sono le riprese fatte ai
bambini o la bellissima intervista dell’operaio sordomuto di Bagnoli.
Due documenti diversissimi quindi, un film ed una sentenza giudiziaria, quella conclusiva dell’inchiesta sulla morte di Pinelli, legati tra loro da una data fatidica, quella appunto del 12 dicembre 1969, giorno in cui tutta l’Italia fu scossa dalla madre delle stragi di stato, quella della Banca dell’Agricoltura di Piazza Fontana a Milano. Una data che segna “l’inizio della fine”. “Il punto iniziale della strategia della tensione che ha sconvolto l’Italia durante tutto l’arco degli anni ’70 distruggendo una generazione di intellettuali, politici e giovani, relegando il paese alla miseria culturale, imprenditoriale e politica attuale. La trama di servizi segreti deviati e neofascisti bombaroli ha segnato più di ogni altra questione, gli ultimi quaranta anni della nostra storia nazionale”, scrive Massimo
Roccaforte della NdA. Il libro è inoltre arricchito da una nuova introduzione scritta da Mauro Decortes del Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa, lo stesso frequentato da Pinelli, e da una postfazione di Goffredo Fofi.
Gli eventi raccontati e mostrati dai filmati sembrano antichi, lontani anni luce dal nostro presente, quasi fossili di un’epoca preistorica, sarebbe meglio dire premediatica. Ciò che però rimane di un’attualità disarmante è l’infamia gettata dalla vicenda. Un’ombra che si stende sul sistema politico e su quello giudiziario allo stesso modo. Su quello politico per le implicazioni dello stato nella strategia della tensione, per le sue connivenze con le frange mai epurate del fascismo, per il suo uso sfrontato della repressione, dei servizi segreti deviati e delle stragi. Sul piano giudiziario per l’inchiesta relativa alla strage e quella sulla morte del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli, caduto dal quarto piano della questura di Milano, entrambe rimaste insolute. Nel caso della seconda, la vicenda si tinge di toni surreali visto che la sentenza definitiva, firmata dal giudice dalla fama non esattamente onesta, Gerardo D’Ambrosio, attribuisce le cause
del tragico evento ad un “malore attivo” non ben identificato, scagionando gli imputati, tutti membri delle forze dell’ordine. Alla fine del libro e del dvd rimane in bocca il sapore amaro dell’ingiustizia, del dolore di Licia, moglie di Giuseppe e della madre del ferroviere, della rabbia, perché la morte di Mussolini e la liberazione da parte degli statunitensi e, soprattutto, dei partigiani non hanno segnato assolutamente la fine del fascismo. Rimane, allo stesso tempo, anche il desiderio di non arrendersi di non smettere di lottare per un mondo più libero e egualitario, resta, per dirla con le parole di Decortes: “il valore della memoria, ma non come commemorazione”. “Credo – continua il militante - che rammentarci del passato serva soprattutto a capire meglio il presente”. Una memoria che è quindi strumento di vita e di lotta, di comprensione e di lettura, in un paese che ancora non ha fatto i conti con i propri scheletri nell’armadio.
Titolo: 12 dicembre, un film e un libro
Autore: Pierpaolo Pasolini e Lotta continua
Editore: NdA press
Prezzo: € 13,90
26 gennaio 2012

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