Nelle sale dal 3 febbraio
Cinema: Sulla strada di casa
Vinicio Marchioni e Daniele Liotti corrieri per la 'ndrangheta" style="text-align: left;">
di Valentina De Vincenti
Dopo quello di Giuliano Montaldo, un altro "industriale" approda al cinema con una storia dai contorni noir. Per salvare la propria azienda dalla crisi Alberto, un padre di famiglia e piccolo imprenditore ligure, si improvvisa corriere della 'ndrangheta. Prima di partire alla volta di Reggio Calabria per riscuotere un carico, un gruppo di criminali alla ricerca di quella merce tiene in ostaggio la moglie e i figli. Le cose non vanno come previsto, un uomo con un'auto rossa potrebbe aver preso quello che Alberto sta cercando e il viaggio di ritorno sarà un inseguimento e una corsa contro il tempo.
Due personaggi, due facce della stessa medaglia: Alberto, interpretato da Vinicio Marchioni, stimato per la sua onestà, nasconde la sua doppia vita; mentre Sergio, Daniele Liotti, "corriere di professione" è in crisi di identità. Entrambi spinti dalla paura, entrambi alla ricerca di riscatto che Sergio probabilmente alla fine troverà.
Il film, come ha raccontato il regista in conferenza stampa, nasce da una storia letta su un articolo di giornale e vuole mostrare come in tempi così difficili la soglia tra il bene e il male sia sempre più sottile e sia facile perdersi anche per un uomo onesto. Questo non vuole giustificare le scelte dei protagonisti, ma mostrare come la paura sia il sentimento più comune e quello che ci induce a compiere gesti disperati.
Sulla strada di casa è scritto e diretto da Emiliano Corapi, regista romano che esordisce con un lungometraggio dopo vari cortometraggi e documentari. Il film, scritto ben sei anni fa è stato girato con un budget molto ridotto ( meno di 300mila euro) e ha subito un iter tortuoso come purtroppo accade spesso per le produzioni indipendenti. Più volte presentato alle commissioni di Rai Cinema, non è riuscito a ottenere i finanziamenti ed è stato realizzato con fatica grazie alla Iris Film.
Il risultato è un film di genere a metà tra il dramma umano e il thriller. Proprio quest'ultima parte convince meno e lascia vuoti narrativi soprattutto per quanto riguarda l'epilogo finale. Bravo Liotti mentre il protagonista, Marchioni, appare impacciato e l'accento ligure forzato.
Al regista va il merito di aver creduto nella sua opera e superato le barriere che purtroppo il cinema indipendente subisce rispetto alle grandi produzioni e alle logiche di distribuzione italiane che spesso uccidono sul nascere idee di gran lunga migliori di quelle che vediamo realizzate in molti altri film distribuiti in centinaia di copie.
31 Gennaio 2012

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