Al Cinema Aquila dal 25 Agosto
Amore liquido, regia di Marco Luca Cattaneo
L’amore ai tempi della pornodipendenza" style="text-align: left;">
di Ilaria Liberatore
Mario (Stefano Fregni) è un operatore ecologico bolognese, quarantenne e single. Vive con la madre anziana e invalida (Pina Randi), costantemente accudita da una badante dell’Europa dell’est. Il suo lavoro lo costringe, ad agosto, a rimanere in una Bologna afosa e semideserta. Apparentemente una storia come tante. Ma Mario nasconde un segreto: è affetto da pornodipendenza. Ogni notte, finito il suo turno di lavoro, accende il computer e lì impalato, in piena solitudine, si masturba, davanti a siti porno, chat erotiche, e filmini amatoriali raccolti dalla spazzatura. È proprio così che conosce Aghata (Sara Sartini), una giovane ragazza madre. Tra i due, complice la piccola Viola (Martina Capannini), nasce un forte legame, che normalmente sfocerebbe in una sincera storia d’amore, se non fosse che Mario, messo di fronte alla sua incapacità di vivere la sessualità in modo consapevole e adulto, decide di lasciare la ragazza.
L’amore liquido è un amore fatto di fluidi corporei, squallidamente materiale. Ed è anche un concetto coniato dal sociologo Zygmunt Bauman, che sta ad indicare un profondo cambiamento antropologico riguardante le relazioni umane, e in particolare quelle affettive, nella società globalizzata: tutto nasce e si dissolve con estrema facilità, rapidamente, apparentemente senza dolore. In una società segnata dalla precarietà e dalla rapidità, anche l’amore non può che essere precario e fugace. A partire da questa considerazione, Amore liquido diventa anche una denuncia del modo in cui la società consumistica e dominata dal web mercifica i sentimenti. Mario, dall’indole evidentemente troppo debole, è una vittima di questo sistema. La sua porno dipendenza non è che un rifugiarsi dal mondo esterno per poter vivere emozioni di pronto consumo, disponibili, “facili”. Troppo tardi si rivelerà la falsità di quei pseudo-sentimenti.
Mario non può vivere un amore vero, e neanche una vita vera, intrappolato com’è nello spiare le vite e gli amplessi degli altri.
I lunghissimi piani-sequenza privi di dialogo, dominati dai rumori dei motori dei camion, del ventilatore e, soprattutto, dalle voice off ansimanti dei film porno, sottolineano l’idea di una vita solitaria, routinaria. Non solo i suoni e i rumori, ma addirittura anch
e le forme architettoniche di una Bologna insolitamente vuota, della spoglia casa di Mario, dello squallido sgabuzzino in cui colleziona i rifiuti degli altri, tutto concorre a descrivere una vita dominata da ossessioni ineliminabili. Una vita ormai talmente organizzata e cristallizzata, anche nelle sue perversioni, che non lascia spazio ad eventi nuovi, come l’innamoramento, che pure potrebbero salvare Mario dal baratro in cui pian piano sta precipitando.
Cattaneo non ci mostra mai immagini pornografiche (intravediamo solo qualche secondo di un filmino amatoriale girato da Aghata e dal suo ex ragazzo). Tutto è filtrato dagli occhi di Mario, dalla frenesia con cui muove il mouse, dalla fredda routine con cui prende in mano il fazzoletto di carta nel quale eiaculerà. Sp
esso si gioca sull’ambiguità fra ciò che è reale e ciò che è immaginato. Frequenti sono i primi piani del bravissimo Stefano Fregni, che fa dell’immobilità e dell’apparente assenza di emozioni (in realtà animate da un forte dinamismo interiore) la carta vincente della sua interpretazione. Interessante anche l’interpretazione di Sara Sartini, che dà vita ad un personaggio che tenta disperatamente di mantenere la gioia di vivere, nonostante le difficoltà alla quale la vita la sottopone.
La prima parte del film è forse troppo lenta e lunga e fa sì che la storia stenti a decollare e inoltre si crea troppa confusione quando si vuole innestare, nel tema della porno dipendenza, già di per sé complesso, anche quello della pedofilia. Amore liquido ha comunque il merito di trattare un argomento completamente ignorato dal nostro cinema e di farlo, nonostante la penuria di mezzi, coraggiosamente e magistralmente.
2 settembre 2010

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