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Re-Cycle. Strategie per l’architettura, la città e il pianeta

Quando l’arte sposa il riciclo in un MAXXI spazio

Parola d’ordine: salvare il pianeta, creando!

di carola croce

Una cascata di rafia, che riconduce a una capanna tipica degli indios brasiliani, ci accoglie all’entrata del MAXXI, in uno spazio lasciato libero da Zaha Hadid, l’architetto che l’ha progettato. E’ Maloca, l’installazione dei designer brasiliani Fernando e Humberto Campana. Fino al 29 aprile 2012, il museo inaugurato nel 2010, la prima istituzione nazionale dedicata alla creatività contemporanea, ospita la mostra incentrata su uno dei temi più sentiti del terzo millennio: il riciclo dei materiali di scarto. Un excursus tra oltre 80 opere di artisti, designer, video maker, sconfinando spesso in produzioni musicali e televisive. Disegni, video, installazioni, fotografie, progetti pensati e altri realizzati. Questi i protagonisti dell’esposizione che invita a riflettere in merito all’emergenza ecologica. D’altronde, spiega Pippo Ciorra, curatore della mostra, “l’architettura è di per sé un materiale riciclabile. La novità postmoderna è che il riciclaggio non è più solo un dispositivo economicamente, politicamente o antropologicamente corretto ma anche una delle forme più sofisticate e attuali di ricerca espressiva degli architetti contemporanei.”

Oggetti artistici che non nascono più dal nulla, ma dallo sfruttamento di materiali poveri che stimolano nuovi ambiti artistici e creano nuovi stili di vita. Dal bunker di Francoforte della seconda guerra mondiale trasformato in un centro culturale, al recupero paesaggistico della discarica di Vall d’en Joan a Barcellona. Passando per la High line, un’ex linea ferroviaria sopraelevata di New York trasformata in parco cittadino, e arrivando all’Italia con l’opera di Elisabetta Terragni che ha ricavato il Museo Storico del Trentino da due tunnel abbandonati. E ancora, container per il trasporto mercantile che assumono la dignità di elemento della costruzione, tavolini realizzati con cartone pressato, edifici, video e chi più ne ha più ne...crei!

Di grande impatto la sezione dedicata alle immagini del giovane fotografo sudafricano Pieter Hugo, focalizzate su una nuova problematica relativa allo smaltimento dei rifiuti tecnologici. Come l’Occidente risolve la questione della e-waste (electronic waste, rifiuti che consistono in qualsiasi tipo di apparecchiatura elettrica)? Semplice, inviando il tutto al terzo mondo che però, non ringrazia. Spacciati come merce di seconda mano, pc, monitor e schede madri, danno vita alla discarica hi-tech più grande del mondo, a Ghana. Hugo indaga dunque la condizione umana di chi vede la propria terra, la propria acqua, aria e vita, distruggersi pian piano a causa dello smaltimento di tali rifiuti tecnologici. Pose frontali. Nessuno scatto rubato. Uomini e donne dall’atteggiamento fiero che chiedono semplicemente riconoscibilità. Un’Africa diversa da quella che noi tutti siamo abituati ad immaginare. Il riciclo come stimolo per riflettere, come creazione di qualcosa di nuovo, dal vecchio. Con un’unica eccezione: il nostro pianeta. Una volta distrutto non potremo riciclarlo.

01 febbraio 2012

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Roma e i grandi spazi del museo nazionale delle arti del XXI secolo, fanno da contenitore alla mostra dedicata alla pratica del riciclo come uno dei massimi generatori di innovazione creativa. Un vero e proprio viaggio attraverso le opere più disparate accomunate, però, dal riuso dello scarto, all’insegna della fantasia.