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Al MAXXI prosegue il ciclo di incontri dal titolo "L'Arte pubblica nel '900. Il mito dell'uomo nuovo"

La

Riguardo gli autisti dei Tir in sciopero in questi giorni l'Onorevole dice "agiscono per amore verso di sé e non per gli altri”

di Maria Flavia Vecchio

Sui banchi di scuola ci hanno insegnato che la modernità è un’epoca storica che va orientativamente dalla scoperta dell’America da parte dell’esploratore Colombo (1492) al congresso di Vienna (1818). Basta una conversazione di un’ora con l’onorevole Eugenio Scalfari per scardinare tutte le nostre certezze. Il fondatore, nonché ex direttore, del quotidiano La Repubblica ha parlato a proposito della Nuova Modernità all’interno del ciclo di incontri dal titolo L’arte pubblica nel ‘900. Il mito dell’uomo nuovo che ormai da due mesi si tengono presso il MAXXI (il prossimo l’8 Febbraio con Piero Ostilio Rossi su l’Atleta Olimpico). Nonostante i suoi 87 anni, il vigore e la forza di pensiero di un uomo che ha speso tutta la sua vita per il giornalismo restano coinvolgenti. Deputato del Partito Socialista Italiano, a Scalfari si devono il milione di copie vendute per la prima volta sotto la sua direzione da L’Espresso nonché la fondazione di un quotidiano (La Repubblica) che nel 1976, il suo anno di nascita, vantava un formato del tutto innovativo, a cui si sono poi adattate tutte le altre testate giornalistiche.

La voce roca non gli impedisce di rapire l’uditorio col suo sapere trasversale e di spiegare le ragioni della “nuova” modernità di cui parla il titolo dell’incontro. La modernità è già di per sé un fatto compiuto, che non ha bisogno di aggettivi, eppure ha voluto specificare si trattasse di una nuova modernità. Per quanto riguarda la civiltà occidentale, l’uomo si definisce moderno dal momento in cui inizia a porsi la domanda “chi sono?”. Filosoficamente parlando, l’individuo si rivolge questo interrogativo a partire dall’epoca rinascimentale, eppure l’arte e la letteratura ragionano sul senso dell’io molto prima di quanto non faccia la filosofia. Paradossalmente è Omero che dà i natali all’uomo moderno, Ulisse, il quale oltrepassando le colonne d’Ercole compie un viaggio di conoscenza di sé e dell’altro. Per portare a termine il viaggio, sostiene la maga Circe, è necessario che passi dagli Inferi, come farà l’Ulisse di Joyce o l’Amleto shakespeariano quando, con un teschio in mano, si domanderà “essere o non essere?”. Il viaggio negli Inferi, quindi, come dolore per una perdita, per un passato che non può ritornare, per l’io che non si ritrova.

“C’è coscienza dell’io da quando c’è la memoria”, afferma Scalfari. Dunque, l’uomo moderno esiste da sempre. Anche quando i figli contestano i valori dei padri, lo fanno perché sono a conoscenza e perciò intendono modificarli. Salvo che per le rivoluzioni - “rotture antagoniste all’esistente”, secondo la definizione di Scalfari - l’uomo nuovo esiste alla luce di ciò che è stato. Al termine dell’incontro, l’Onorevole non risparmia un commento agli scioperi degli autisti di Tir che in tutta Italia creano disagi in questi giorni e a chi gli chiede “come rapportarsi alla società di oggi?” risponde: “viviamo in un’epoca in cui l’egoismo è patologico […]. Anche coloro che in questi giorni scioperano, agiscono per amore verso di sé e non per gli altri”.

26 Gennaio 2012
 

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Il fondatore, nonché ex direttore, del quotidiano La Repubblica ha parlato a proposito della Nuova Modernità all’interno del ciclo di incontri dal titolo L’arte pubblica nel ‘900. Il mito dell’uomo nuovo che ormai da due mesi si tengono presso il MAXXI (il prossimo l’8 Febbraio con Piero Ostilio Rossi su l’Atleta Olimpico).Deputato del Partito Socialista Italiano, a Scalfari si devono il milione di copie vendute per la prima volta sotto la sua direzione da L’Espresso nonché la fondazione di un quotidiano (La Repubblica) che nel 1976, il suo anno di nascita, vantava un formato del tutto innovativo, a cui si sono poi adattate tutte le altre testate giornalistiche.