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Quattro anni fa l'omicidio a Focene, oggi un concerto per ricordare Renato Biagetti

Concerti: Renoize 2010, in ricordo di Renato Biagetti

Nel 2006 l'assurdo assassinio mette fine ai giorni del ventiseienne ingegnere romano

di Nicolò Spaziante

Il 26 agosto del 2006 si gioca la finale di Supercoppa tra Roma e Inter. Mezza città è seduta davanti alla televisione. Gli altri sono in giro, il litorale romano è una promessa di fresco. A Focene c'è anche una dancehall reggae.
La Roma finisce male, si fa rimontare tre gol e infine superare 4 a 3. La dancehall invece finisce bene, tutti vanno via tranquilli, freschi e contenti.
È già il 27, quando anche Renato decide che è ora di andare. Laura va a prendere la macchina. Paolo la aspetta con Renato davanti all'entrata.
Laura si allontana dai due, una macchina si avvicina loro. A bordo, due giovani ragazzi. "Andate via! Che ce venite a fa' qua!" Paolo e Renato si alzano e vanno verso i due ragazzi, che vogliono sti due?

La luna illumina la lama di due coltelli, Paolo viene ferito di striscio alla schiena, ne avrà per qualche giorno. A Renato toccano sette coltellate, al petto e al cuore. Colpito, Renato cade a terra: "Butta quella lama!". Viene portato in ospedale, e là muore, da solo, a 26 anni.
I due vengono poi arrestati, uno è figlio di un carabiniere, l'altro ha tatuata una croce celtica. Preparavano la fuga, senza rimorsi. Uno è minorenne, l'altro poco più grande. Entrambi sono imbevuti di ideologie xenofobe, e coltivano l'idea di una società senza Altro. Entrambi sono pronti a uccidere, per questo. A provarlo, sul corpo di Renato i segni lasciati dall'impugnatura del pugnale intorno alle profonde ferite, segni di un'animale violenza omicida che non esita, di un mostruoso sonno della ragione.

Il processo non si è ancora del tutto concluso, poiché i due imputati vengono giudicati da due diversi tribunali. Il tribunale dei minori ancora deve esprimere la sentenza di secondo grado, mentre il giudice ha già condannato in via definitiva l'allora già maggiorenne a 15 anni di reclusione Vittorio Emiliani, che ha fatto ricorso al patteggiamento in cambio di un sostanzioso sconto di pena.

Il 28 agosto 2010 la luna rischiara una calda notte romana, come faceva quattro anni fa sul cielo di Focene. È il momento di ricordare la memoria di Renato Biagetti, per questo qualche migliaio di persone affolla il prato di parco Schuster, davanti alla Basilica di san Paolo.

Si sono radunate per ripetere e ripetersi che non si può morire così, non si deve più permettere. L'occasione è un lungo concerto, una bella serata di musiche e divertimenti, con diversi ospiti che si avvicendano sul palco: Renato si era appena laureato in ingegneria del suono, la musica una delle sue passioni; in apertura, tre gruppi romani, che suonano e producono la loro musica assieme a Renoize, il laboratorio di musica indipendente che porta il nome di Renato, voluto e creato dai suoi compagni di vita all'indomani dell'omicidio. Un'altra passione di Renato, l'antifascismo, e dal palco lo ricorda il delegato dell'ANPI, perché a Renato è stato intitolato un circolo dell'associazione dei partigiani. Chiudono il concerto gli Assalti Frontali, storica posse romana; loro sono emozionati come degli esordienti, e tirano fuori dal cappello una performance che (s)travolge il pubblico.

Non basterebbero cinque pagine per raccontare e spiegare i sentieri che si sono intrecciati sul prato di San Paolo. Basta però vedere la luna affacciarsi, le nuvole diventare d'argento, duemila persone ballare assieme e sembra che questi anni non siano passati: il testimone di Renato è stato raccolto, e ora mille mani lo portano.

2 settembre 2010

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Il concerto per ricordare l'omicidio di Renato Biagetti, il giovane ingegnere romano ucciso da due fascisti all'uscita di un concerto reggae a Focene.