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Pubblicata la Relazione Comparativa sulle Licenze per Club: l’identikit del calcio europeo in 124 pagine

Calcio in buona salute, ma i top-club sono in rosso

Fair play economico in arrivo, la Uefa fa i conti nelle tasche dei club: entrate in aumento, ma c'è un buco da 1,6 miliardi

di mauro del prete

Nonostante crisi economiche e speculazioni finanziarie, il calcio è in buona salute. Ce lo assicura la Uefa, che il 25 gennaio scorso, a Nyon, ha illustrato alla stampa mondiale i dati della Relazione Comparativa sulle Licenze per Club relativi all’anno 2010. Nella relazione sono presi in esame principalmente i dati economici riguardanti 665 squadre europee (circa il 90%), ma si possono trovare anche molte altre curiosità significative. Volete sapere quanto resiste in media un allenatore in Europa? 17 mesi. In che campionato c’è la maggiore affluenza di pubblico? In Bundesliga (Germania); mentre la serie A annaspa. Un dato che, come ha spiegato Platini sul Corriere della Sera, riflette lo stato di salute e la migliore qualità degli impianti tedeschi. Il messaggio all’Italia è chiaro.

Prima le buone notizie. Dalle statistiche ricavate emerge chiaramente come i club possano vantare, in almeno 49 federazioni su 53, un tasso di crescita largamente superiore rispetto al Pil del proprio Paese di appartenenza. Volendo fare una stima complessiva, per i tecnici della Uefa gli introiti dei club di massima serie europei sono cresciuti del 6% rispetto al 2009, per un totale di 12,8 miliardi di euro. Un valore ancora più incoraggiante se si guardano le statistiche degli ultimi 5 anni: un periodo in cui l’industria-calcio avrebbe incrementato il proprio reddito del 42%, a fronte di una crescita economica europea poco superiore all’1%. Una progressione impressionante, dovuta probabilmente all’aumento esponenziale dei contributi da parte delle televisioni private. Contributi senz’altro stimolati dall’allargamento del mercato verso Asia e medio Oriente.

In realtà il quadro non è così idilliaco. Ed è lo stesso rapporto della Uefa a metterci in guardia da letture troppo ottimistiche. Rovesciando il discorso sulle entrate, infatti, emerge una realtà preoccupante, fatta di società in passivo e di indebitamenti. I club spendono ancora troppo, e per molti di essi il pareggio di bilancio resta una chimera. Secondo il rapporto, il monte stipendi impegna in media il 64% del bilancio (ma ci sono ben 78 società che vanno anche oltre il 100% - ed è un dato preoccupante). A gravare sulla contabilità, vanificando i successi in entrata, c’è il calciomercato, l’unico settore dell’industria calcistica che sembra tirare un po’ il fiato. Qui si è registrata una riduzione degli incassi dalla vendita dei calciatori, quantificata in 400 milioni di euro. Il passivo dei club è quindi cresciuto fino a superare quota 1,6 miliardi di euro. Complessivamente, ci dice la Uefa, il 29% delle società è in bolletta, perché in media spende 6 euro ogni 5 guadagnati. Una percentuale che sale vertiginosamente fino al 75% se si prendono in esame i top-club, cioè quelli con un fatturato annuo superiore a 50 milioni di euro.

Insomma, le piccole squadre, teoricamente le più a rischio, sono anche le più virtuose, mentre le grandi spendono e spandono. Eppure la tendenza dovrebbe arrestarsi a breve. Dalla scorsa estate è entrato in vigore il tanto discusso fair-play finanziario. Si tratta di un modo per mantenere i conti in regola, per far sì che ci sia più equità e correttezza anche in sede di bilancio, a tutto vantaggio della competizione sul campo e degli investimenti nei settori giovanili. Le regole sono chiare: al termine di un triennio (4-6 finestre di mercato) i conti dei club dovranno necessariamente chiudersi almeno in pareggio. A partire dalla fine del 2013 gli spendaccioni rischieranno grosso: le pene possono comportare anche l’esclusione dalle remunerative competizioni continentali. Per il momento l’esperienza non è cominciata con il piede giusto, perché secondo la Relazione Comparativa il 65% delle squadre iscritte in questa stagione all’Europa League e alla Champions è in rosso. Tra queste, 6 hanno accumulato nell'ultimo triennio un debito superiore ai 45 milioni, e in regime di fair-play dovrebbero essere escluse. Nelle prossime stagioni, quindi, le misure di austerità potrebbero essere adottate anche nel mondo del calcio. In ogni caso, i dirigenti della Uefa sono fiduciosi: "il regolamento - dicono - ha ricevuto un ampio sostegno da parte di tutti i club". Con le nuove misure di rigore economico la Uefa spera di ridurre i fallimenti. E l'equità, ci assicurano Platini e compagnia, sarà garantita dall'attività di controllo di un Panel creato appositamente: "I club non potranno spendere più di quanto guadagnano". A quanto pare, anche gli sceicchi dovranno adattarsi. Staremo a vedere.

31 gennaio 2012

Fonti: Il Corriere della Sera, 28 gennaio 2012; Uefa.
 

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La Uefa pubblica la Relazione Comparativa sulle Licenze per Club. Ne esce fuori un'immagine incoraggiante dell'industria-calcio. Tuttavia, le spese sono ancora troppe, e il tanto agognato pareggio di bilancio, per molti, è ancora una chimera. Complessivamente, il passivo ammonta a 1,6 miliardi di euro.