Il derby finisce pari
Ligabue vs Vasco Rossi: pace fatta
Ligabue: “Qualsiasi cosa pur di avvelenare il clima cercando un'escalation mediatica”" style="text-align: left;">
di carol verde
In questi giorni non si parla d’altro. Ma finalmente se ne parla come vuole lui, non come vogliono 'loro'. Dopo l’ennesima provocazione - stavolta lanciata da Chiambretti – ha detto basta, e l’ha fatto con lo stile e con il gusto per il quale è tanto amato e seguito.
Stiamo parlando ovviamente di Luciano Ligabue e della sua presunta rivalità con Vasco Rossi. Sono oramai anni che è in voga questa diatriba, al punto anche noi di Parolibero ad Aprile 2011 ci eravamo occupati di questo derby infinito, in merito alla consegna del tapiro al rocker di Correggio per quelle famose dichiarazioni di Rossi sulla sua pagina ufficiale di Facebook: “Devi mangiare ancora un po' di polenta prima di poterti confrontare con me"(poi smentite da Tania Sachs, ufficio stampa del Blasco). Una tiritera infinita, dunque, sempre al centro dell’attenzione mediatica nonostante non sia mai stata fomentata da entrambe le parti. Come sia nata non si sa: Vasco e Ligabue sono due autori con inizi, età ed esperienze molto diverse, di non facile accostamento e confronto, di certo accumunati dal valore che danno alla musica italiana, con quel rock di peso che ancora fa riflettere e squarcia l’anima. Quel che è certo è che, dopo l’ennesima sfida lanciata non più nel sottobosco mediatico, ma in piena diretta tv, il Liga ha detto stop. “Da circa vent'anni, in buona parte delle interviste, mi sento sempre fare tre domande :"cosa ne pensi di Vasco?", "cosa ne pensi della rivalità fra te e lui?", "farete mai un duetto insieme?” – ha scritto in un lungo commento sulla sua pagina di Facebook – “il risultato è sempre stato questo assurdo disco rotto che se n'è sempre fregato delle mie risposte […] Siete voi, con queste solite domande ad allontanare sempre di più qualsiasi possibilità di duetto fra noi […] La mia musica e la sua musica. Perché è chiaro che sia io che lui mettiamo tutti noi stessi in quello che scriviamo e cantiamo”. E ha poi aggiunto un aspetto interessante, di sicuro non tralasciabile e di grande riflessione per il mestiere del giornalista: “Alla conferenza stampa, il p
omeriggio del concerto di Campovolo, su sette domande che mi hanno fatto, quattro erano su Vasco. E io dentro di me pensavo: siamo qui in una situazione straordinaria in cui gli spunti per parlare di musica, di testi, di concerti, di allestimenti, di storia personale, di fan, sarebbero centinaia ma alla fine devono portare a casa quell'argomento.” Touche. Dopo tante lezioni su come rendere più appetibile e vendere la notizia, Luciano Ligabue - che il giornalismo lo subisce - ci regala un punto di vista privilegiato, indispensabile ed istruttivo. Un punto di vista che senza dubbio sottolinea una tendenza svilente del giornalismo ultimo: l’ossessione smodata per il gossip. Che il bravo reporter si riconosca dal grado di denuncia dei suoi pezzi, si sa: ma è davvero così necessario vedere cospirazioni e ombre dove, a ben guardare, non esistono?
“Qualsiasi cosa verrà buona pur di avvelenare il clima cercando un'escalation mediatica” – ha concluso Luciano nel commento – “Ma soprattutto verrà buona per evitare di fare qualcosa di veramente importante tipo, per esempio, provare a capire veramente (e provare a spiegarlo) cosa ci sia nelle nostre rispettive canzoni che riesce a produrre magie così grosse come l'amore e la fiducia che in così tanti provate per me e che in così tanti provano per lui.” Tanto di cappello.

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