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Come il Titanic, la Concordia inabissata a “Porta a Porta” dell’ammiraglio Vespa.

“Capitano, mio capitano…”: è tempo di tragedy-show!

De Falco, Schettino e tutti gli altri vip...

di Laura Guglielmo

Quando la tragedia diventa tormentone. Dopo Avetrana, GarlascoCogne ci risiamo: ora tocca alla Concordia. Dov'è il limite tra dovere di informazione, legittima copertura mediatica e ossessiva ricerca dello scoop? Ogni volta che siamo di fronte a un evento drammatico e traumatico, come l'affondamento della nave da crociera nei pressi dell’isola del Giglio, il quesito è sempre lo stesso, eppure tutte le volte il circo mediatico si ripete. Il capitano di fregata DeFalco e il comandante Schettino diventano protagonisti delle scene pubbliche come beniamini di una drammatica soap, opera nazionalpopolare dove compare la ballerina, il play boy, il buono e il cattivo. Semplificazione manichea di un Paese che non è più abituato da tempo ad analisi e risposte realistiche ma, anzi, è portato, sulla spinta emotiva, a cercare eroi paradigmatici e capri espiatori da bruciare sul rogo. Responsabilità giuridiche e morali a parte.


La notizia sulla tragedia del gigante di Costa Crociere ha invaso, giustamente, i media a livello internazionale e non poteva essere altrimenti entro i confini nazionali. Ben vengano i Tg e i quotidiani quasi completamente dedicati all'evento, ben vengano i toni da lutto nazionale dei salotti tv. Lasciano, invece, nuovamente sgomenti i tentativi di polemizzare, gossippare e banalizzare accadimenti tragici e complessi le cui verità difficilmente possono emergere nelle approssimative e artificiali analisi televisive. Ma quando la bomba mediatica è partita è impossibile arrestarla, soprattutto se offre l’appiglio per distogliersi un attimo dall’opprimente crisi economica e dalle scelte governative rigorose e impopolari. Inevitabile il passaggio in prima serata nel talk di approfondimento per eccellenza, “Porta a Porta”.

 

Il team redazionale capitanato dal “dott. Vespa” ha magistralmente scandagliato la vicenda, sviscerandone approfonditamente tutte le sfaccettature. Sforzo lodevole e fruttuoso, spaventoso però, oltre che per la mole di lavoro, per la mancanza di buon gusto e la trattazione da pm che, spesso, ha fatto dimenticare agli spettatori di essere sotto i riflettori del programma di Rai1. E se commenti e fatti andrebbero separati, non è proprio questo il caso. Con tono incalzante Bruno Vespa ha messo in difficoltà più e più volte il malcapitato medico di bordo, probabilmente tra i membri dell’equipaggio che ha avuto una condotta migliore, salvando molti passeggeri. Chiedendo di rispondere del senso di responsabilità di una collettività riconoscibile nel personale di bordo, il conduttore ha costretto il militare a spiegare di fronte a tutta l’Italia, nel caso ancora non fosse chiaro, la complessità e la difficoltà del singolo membro dell'equipaggio di fronte alla mancanza di informazioni e coordinamento generali. Rintracciare responsabilità e mancanze forse non significa sparare pubblicamente nel mucchio, ma nel caso ci fosse questa esigenza, eccoci accontentati, anche dalla concorrenza: da “Matrix” a “Pomeriggio Cinque” il minestrone è lo stesso.

Dulcis in fundo, nella prima serata della rete ammiraglia Rai, l’immagine della nave Serena di passaggio vicino al relitto della Concordia: il tour dell’orrore è iniziato. A chiudere il tutto le interviste di chi è pronto a partire per una nuova crociera tra paura e ottimismo. Il tam tam si ripete: isolani che hanno visto e ospitato i naufraghi, membri dell’equipaggio, dalla cameriera all’animatore, vittime, militari di alto grado, e perfino chi si occupa delle previsioni meteo, trova i suoi cinque minuti di notorietà. Sul fondo del polverone resta la profondità inconsolabile del dolore e l’indignazione per un atteggiamento lassista e di copertura dei misfatti che in questa vicenda trova l’apice, quasi a riconfermare, nonostante il cambio al timone, una tendenza generalizzata, ahinoi, perfettamente italica.

 

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La notizia sulla tragedia del gigante di Costa Crociere ha invaso, giustamente, i media a livello internazionale e non poteva essere altrimenti entro i confini nazionali. Ben vengano i Tg e i quotidiani quasi completamente dedicati alla tragedia, ben vengano i toni da lutto nazionale dei salotti tv. Lasciano, invece, nuovamente sgomenti i tentativi di polemizzare, gossippare e banalizzare accadimenti tragici e complessi le cui verità difficilmente possono emergere nelle approssimative e artificiali analisi televisive. Ma quando la bomba mediatica è partita è impossibile arrestarla, soprattutto se offre l’appiglio per distogliersi un attimo dall’opprimente crisi economica e dalle scelte governative rigorose e impopolari.