In pensione tre anni prima, l’annuncio fa felici gli italiani: ecco le cifre

Grazie alla Legge di Bilancio 2023 sarà possibile andare in pensione con tre anni di anticipo: ecco chi ne ha diritto e come funziona.

La riforma della legge quadro sulle pensioni non è arrivata nemmeno con la Legge di Bilancio 2023. Sono anni infatti che c’è la necessità di modificare la riforma Fornero al fine di garantire una flessibilità sistematica all’uscita dal mondo del lavoro, una tutela previdenziale per i giovani che si sono ritrovati negli ultimi decenni ad entrare molto più tardi nel mondo del lavoro, ma soprattutto che spesso sono costretti ad accettare mansioni con contratti a tempo determinato per i quali non è previsto il versamento di contributi a fini pensionistici da parte dei datori di lavoro, ed un rafforzamento del sistema di previdenza integrativa.

In pensione con tre anni d'anticipo
Pensionati si godono il tempo insieme – Parolibero.it

In realtà era quasi logico che quest’anno non ci sarebbe stata una riforma così complessa, visto che il governo Meloni si è formato solo alla fine di ottobre ed era prioritario portare a termine la manovra in appena due mesi, tenendo presente che al momento bisogna contrastare il caro vita ed il caro bollette, dunque approvare una serie di investimenti che servano ad aiutare i cittadini ad affrontare una crisi economica che per tutto il 2023 non accennerà a placarsi.

La via più semplice, dunque, era quella di ripercorrere i passi fatti dai precedenti governi e dunque le stesse (più o meno) soluzioni temporanee che sono state adottate dal governo Conte e da quello Draghi. Ancora una volta, dunque, è stata rinnovata l’opzione donna che permette alle lavoratrici di andare in pensione a 58 anni e l’ape sociale, che prevede uno scivolo pensionistico per quei lavoratori che si occupano di lavori usuranti. Per volontà della Lega e di Salvini è stata anche rinnovata Quota 100, nella versione 2023 che si chiama Quota 103 per motivi che a breve andremo a spiegare.

In pensione con tre anni d’anticipo nel 2023: ecco come cambia l’età pensionistica grazie a quota 103

L’idea di base della “sperimentazione” pensionistica proposta quest’anno dalla Lega è la medesima proposta dallo stesso “Carroccio” nel 2018, ovvero quando il partito guidato da Salvini aveva formato una coalizione con il Movimento 5 Stelle. Secondo la riforma Fornero, l’età pensionistica si calcola non in base alla somma di età anagrafica e anni di contribuzione (come avveniva in precedenza), ma solo in base alla prima. Non solo, a partire dal 2018 la soglia anagrafica per accedere alla pensione si è andata innalzando progressivamente in base al calcolo dell’aspettativa di vita. La riforma è stata pensata per ovviare ad un momento di forte crisi economica e dunque allo scopo di ridurre la spesa pensionistica annuale.

L’idea della Lega era quella di riportare il sistema basato sul calcolo tra età anagrafica e anni di contribuzione. Poteva dunque andare in pensione chiunque avesse raggiunto i 62 anni d’età (5 anni prima della soglia stabilita dalla riforma Fornero) chiunque avesse raggiunto i 38 anni di contributi versati. Lo scivolo pensionistico così strutturato è stato chiamato Quota 100. Ciò che cambia tra la versione originale e quella inserita nella Legge di Bilancio 2023 sono gli anni di contributi da versare obbligatoriamente. Adesso può andare in pensione a 62 anni, chiunque abbia già versato 41 anni di contributi. Il che significa che il lavoratore in questione, dovrebbe aver iniziato a lavorare e versare i contributi a 21 anni.

In pensione con tre anni d'anticipo
Pensionato conta l’importo della propria pensione – Parolibero.it

Va comunque sottolineato che il cambiamento rispetto allo scorso anno è minimo, visto che per il 2022, il primo anno dopo la fine della sperimentazione di quota 100, era stata attivata quota 102, che richiedeva un anno in meno di contributi versati. Esattamente come negli anni passati, può andare in pensione anticipatamente chiunque raggiunga la quota (in questo caso 103) prima del raggiungimento dei 67 anni d’età. Va sottolineato che per ogni anno in meno di contributi versati ci sarà una diminuzione della quota dell’assegno mensile.

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