Il vaccino per i tumori spiegato bene: non previene, ma cura | Ecco come funzionerà davvero

Il vaccino per i tumori è la notizia che in questi ultimi giorni alimenta maggiori interessi e speranze. E’ bene, però, data l’importanza e la delicatezza dell’argomento chiarirne alcuni aspetti fondamentali.

I  due anni di pandemia causata dal Covid-19 hanno fatto comprendere a quasi tutti, tranne a coloro che non credono nella scienza, vista come una sorta di male assoluto, quanto invece proprio la ricerca scientifica possa aiutare l’intera umanità a vivere meglio e più a lungo.

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La scoperta sui vaccino contro i tumori: a cosa serve (parolibero.it)

Lo sconvolgimento mondiale causato da un virus di cui non si conosceva nulla se non la provenienza, ha innestato un meccanismo di sana competizione tra le più grandi case farmaceutiche del mondo ed i centri di ricerca, tesa a trovare la maniera migliore su come poter arginare il contagio che, nel frattempo, aveva toccato anche altri continenti, iniziando mietere migliaia di vite umane.

È avvenuto così che ciò che solitamente si realizzava dopo anni, ovvero un vaccino che potesse prevenire la malattia, lo si è sviluppato e realizzato in meno di 12 mesi. È stato “l’argine” che ha salvato milioni di vite umane. Quegli studi che hanno portato al risultato, quasi miracoloso, riferito ai tempi di realizzazione, del vaccino anti-Covid-19, sono poi diventati il punto di partenza per un altro, possibile miracolo scientifico.

Il vaccino per i tumori, come funziona veramente

Da qualche settimana è l’argomento che più affascina, intriga e fa sognare. Gli orrori della guerra viaggiano soltanto a pochi metri da noi e forse occorreva davvero una notizia così per farci uscire un attimo dal cupo momento storico che stiamo vivendo ed immaginarne un altro con ben altri colori.

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Le parole di Matteo Bassetti sul vaccino per i tumori. Credits: Instagram @oggialtrogiornorai1 (parolibero.it)

Vaccini per combattere i tumori e le malattie cardiache, ovvero le due maggiori cause di mortalità. Basta questo per far accendere i riflettori attorno a questo tema. Lo ha fatto Serena Bortone, nel suo programma pomeridiano, in onda su Rai Uno, Oggi è un altro giorno. Per chiarire bene tutti gli aspetti della questione si è rivolta a Matteo Bassetti, noto infettivologo, che abbiamo imparato a conoscere proprio durante la pandemia e che, in collegamento, ha spiegato come si chiamino vaccini dal momento che utilizzano la stesa tecnica utilizzata per i vaccini anti-Covid-19, quella mRna, ma si differenzino poi da questi in maniera sostanziale.

I vaccini utilizzati durante la pandemia, così come tutti i vaccini, tendono a “prevenire” la malattia, anche nelle sue forme più gravi. In questo caso invece, i vaccini antitumorali sono vaccini “terapeutici”, che mirano cioè a curare la malattia. Attraverso una biopsia si vedrà quale tumore è insorto, si inseriranno i dati in un algoritmo che “regalerà” informazioni che verranno inserite nell’mRna. Il malato, a quel punto, si difenderà dalle cellule tumorali con i propri anticorpi creati dal vaccino. Una rivoluzione. Tutto questo entro il 2030. Sognare si può, almeno fino a prova contraria.

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