Emanuela Orlandi è ancora viva, l’annuncio improvviso scuote tutta Italia

Correva l’ormai lontano 22 giugno 1983 quando Emanuela Orlandi, cittadina vaticana di 15 anni, scomparve nel nulla mentre rientrava a casa dopo una lezione di flauto. Ora una clamorosa rivelazione rimescola tutte le carte in tavola. 

Si riaccendono i riflettori sul sequestro di Emanuela Orlandi, la 15enne scomparsa a Roma il 22 giugno del 1983 e mai più ritrovata. Un giallo infinito, un cold case tra i più complessi e intricati della cronaca italiana degli ultimi decenni. Nelle scorse ore il colpo di scena: ecco cosa ha dichiarato al riguardo Elena Rossi, la moglie di Alì Agca.

Emanuela Orlandi ancora viva
Emanuela Orlandi – Fonte AnsaFoto (Parolibero.it)

L’ennesima svolta nel caso Emanuela Orlandi

In un’intervista appena rilasciata al Corriere della Sera Elena Rossi, 55 anni, due lauree, di Ravenna, dal 2015 consorte di Alì Agca (64 anni), con cui vive in Turchia dopo essersi convertita all’Islam, racconta per la prima volta la sua incredibile storia, soffermandosi in particolare sul caso Orlandi.

Emanuela Orlandi ancora viva
Emanuela Orlandi – Fonte AnsaFoto (Parolibero.it)

“So cosa passa per la testa di mio marito – afferma Elena Rossi -, raccolgo quotidianamente le sue confidenze e quello che posso affermare in tutta coscienza, è che, Alì, nella lettera di sei pagine inviata a Pietro Orlandi, ha detto la pura verità sull’attentato al Papa e sulla vicenda Orlandi-Gregori. Nella lettera esistono notizie di reato molto gravi e precise che dovrebbero essere prese in esame dalla Procura. Spero esista un magistrato onesto e volenteroso, disposto a farsi carico di questa patata bollente. Ho faticato molto per convincerlo a parlare di cose mai dette prima, decisamente pesanti, che secondo lui metteranno a metteranno a rischio la nostra sicurezza famigliare. Io non pretendo di salvare il mondo, ma nella dimensione del qui e ora, ritengo che ciascuno di noi abbia il preciso dovere, quando può, di raddrizzare ciò che è storto! O almeno di provarci. E in questa brutta storia di cose storte e false ne esistono davvero tante. Se si corre qualche rischio, pazienza. Certo che Ali é stato manovrato, da uomini del Sisde, dai Servizi vaticani, dalla Cia, e per Cia intendo Gladio, quanto c’é di più pericoloso al mondo, secondo Alì”.

“Dietro l’attentato al Papa non c’è nessuno – sottolinea Elena Rossi -, questo Alì me lo ha sempre detto; lui è stato strumentalizzato dopo. Nonostante i vari occultamenti, l’origine dei soldi che aveva in tasca al momento dell’attentato è dimostrabile. I vari soggetti sopracitati si sono scatenati dopo, in quanto pretendevano che Alì accusasse i Servizi bulgari e quindi il Kgb sovietico, in realtà totalmente estranei all’attentato. Il sequestro di Emanuela e di Mirella si collocano esattamente in questo contesto. Alì lo spiega bene nella lettera a Pietro Orlandi”.

Poi le parole che fanno più rumore: “Come ha sempre detto a Pietro Orlandi, Alì ritiene che entrambe le ragazze siano state prese direttamente dal Vaticano; e che siano state collocate in un convento di clausura. Ne è veramente convinto. In quanto a Emanuela, ha avuto rassicurazione, fino a tre anni fa, da parte di un sacerdote, che era viva. Gli hanno mentito? Forse o forse no. In ogni caso, lui ritiene che se dovesse essere venuta a mancare, è stato per cause naturali, ‘perché la Chiesa non uccide il suo gregge’”.

La situazione di Mirella Gregori invece “è meno chiara, da parte italiana il Sisde ‘chiedeva informazioni’; in una telefonata l’Amerikano ne annunciò l’esecuzione imminente. E il prete che ha visto Alì anche in Turchia, gli ha detto che su Mirella ‘non è dato di sapere’. Francamente non lo so. Non abbiamo elementi certi per affermare niente. Tutte le risposte sono in Vaticano”.

Pietro Orlandi
Pietro Orlandi – Fonte AnsaFoto (Parolibero.it)

Quanto alla ricostruzione di Netflix nella serie sul caso Orlandi, “come ha detto Pietro Orlandi, Wojtyla esce dalla serie Netflix meglio di come era in realtà. Per Alì è molto difficile accusare Wojtyla, lo considera come un fratello spirituale e tende a difenderlo. Proviamo a metterci un momento nei suoi panni: gli ha sparato, lo ha quasi ucciso, poi quella stessa persona è andata a trovarlo in carcere e tra loro si è creata un’intesa spirituale. Il suo atteggiamento, a volte un po’ ambivalente, è umanamente comprensibile”.

E su Pietro Orlandi: “Ci siamo scambiati alcuni messaggi, e mi sembra una persona veramente esasperata da una lotta infinita e da tante menzogne o mezze verità che gli sono state dette da tutte le parti. Comunque non si arrende, è assolutamente determinato a conoscere la verità sulla sorella e non molla mai. Lo ammiro molto per questo, vorrei aiutarlo di più, ma francamente più di così non posso. Essendo dentro la storia da quasi quarant’ anni, di certo ha intuito molte più cose di tutti noi messi insieme. Dopo tanto tempo, questa criminosa omertà dovrebbe finire, almeno sul versante italiano”.